Reviews - pwmm - album (2005)

 

di Ian Della Casa

I Problems With My Mind sono due cuginetti un po' spostati di Cotignola, provincia di Ravenna. Al secolo rispondono ai nomi di Tabanelli Francesco e Terenzio e stanno diventando – forse grazie alla complicità del fatto che vivono in culo ai lupi come me - i miei personalissimi eroi. Terry canta mentre Francesco suona il basso e si occupa delle programmazioni al laptop. Il loro sound oscilla fra l'elettronica minimalista che a volte sfiora i lidi di un' EBM altrettanto scarna e altre invece assume toni molto più rumorosi. Il tutto viene poi coadiuvato da atmosfere dark-wave e da un'attitudine vicina alla No-wave newyorchese di fine settanta. E direi che è nell'approccio creativo di band come Suicide e Mars che si possono riscontrare i segni premonitori dello stile dei PWWM. Davvero una prova interessante giuntaci purtroppo con notevole ritardo. Rimaniamo quindi in fervente attesa del loro prossimo lavoro e speriamo che possa confermare le nostre aspettative.
(Gennaio 2007)

 

di Mattia Bergamini

Ecco uno di quegli incontri che nonostante le controverse opinioni circa la manifestazione è ancora possibile fare al MEI di Faenza. Questi ragazzi, invece di fare il giro dei padiglioni con la loro sacca di demo tra etichette discografiche riviste e webzine, hanno avuto la bella idea d’allestire uno scarno banchetto - davvero indipendente! - e vendere la loro opera alla cifra di 50 centesimi la copia. Un cartello scritto alla meno peggio recita “Suicide, Jesus And Mary Chain, Liars” e Terry accoglie i curiosi con la sua verve bislacca e irrefrenabile a metà via tra l’Inghilterra di Jerzy Skolimowski e la provincia romagnola. Le musiche più interessanti spesso vengono dalle periferie, e i PWMM ne sono una bella conferma. Tastiere auto-costruite e sonorità che paiono echi da una Madchester in decadenza, tanto che aggiungerei sul loro cartello Inspiral Carpets e 808 State scritto a biro tutto storto, insieme all’epopea paranoide degli ultimi trent’anni dai Throbbing Gristle ad Aphex Twin passando con un balzo oltreoceano attraverso i Nirvana. Terry veste i panni d’un Cobain distorto e delirante che sbatte la testa contro le pareti imbottite d’un manicomio, Checco - il deus ex machina del duo – tesse suoni acidi e ottusi sorretti da potenti basslines. In quest’urlo reiterato all’infinito come una fobia cospiratoria o il gesto d’uno schizofrenico troviamo una vena inesauribile d’influenze e richiami, il ritorno d’un fantasma dal quale credevamo d’esserci liberati ma che invece torna a tormentarci, anche nel bucolico paesaggio della provincia romagnola.
Oh John Peel, ovunque tu sia, rimani in ascolto.
(28-12-2006)

 

di Andrea La Placa


Piacevolemnte stupefatto. Una sorpresa inaspettata che scansa pile di rock stantio e poco ispirato. Di primo acchito sembra d'essersi affidati ad uno Slogun molto più domo e raffinato del solito che si è dato improvvisamente alla techno filtrando un pizzico di harsh EBM attraverso una serie di suggestioni minimali. A seguire stati d'ansia e rilassate tensioni inconsce in un fluire scarno, torbido ed industrial, roba anni '80 nutrita a Coil.
Bagaglio di componenti chimiche per fabbricare veleni. Torpore dolorante. Un catalogo di colonne sonore per esecuzioni private. Pensieri di intellettuali dissidenti in una qualche despotica potenza industriale nordica allo sfascio. Il Texhnolyze più allucinatamente straniato, sporco, cyber-punk ed isolazionista. Cold meat industry. Tutte possibilità.
Quel che è certo è che questo demo dei Problems With My Mind è suggestivo e ricco di potenziale, la prima stesura di un piano puntuale per la pazzia. Classe, capacità e duttilità stilistica si intravedono in ogni pezzo, e quello che manca è una mano che raccolga e compendi il tutto per darne un'efficace sintesi.
"Incanto", "Crazy", livello notevole. Dare focus, stringare, portare a compimento le promesse di quest'epifania è un dovere. Nel frattempo, per gli altri, la possibiltà di scaricare questi appunti sonori dal sito della band. Sperando che si concretizzino in qualcosa di cui andare pienamente fieri. Già oggi un buon ascolto.
(21-06-2006)

 

 

di Stefano Solventi

Ci tocca fare un bel salto mortale triplo fino a Ravenna (per la precisione Cotignola, in provincia di), per parlare di Problems with my mind, progetto electro per i due cugini Terenzio (voce) e Francesco (elettroniche) Tabanelli. Ci propongono in questo Album l’evoluzione del loro percorso espressivo, dai Suicide martoriati punk e intorbidati Depeche Mode riscontrabili nelle prime dieci tracce (in virtù del basso elettrico che ancora utilizzavano) fino alle visioni più minime e vagamente claustrofobiche in stile Warp del materiale più nuovo. Ferma restando l’asprezza truce, l’invettiva nevrastenica dei tetri vocalizzi, l’ascendenza wave evidente nell’allarme e nei barbagli sepolcrali che continuano a pervaderne la calligrafia. Ancora una volta, difficile percepire elementi di novità, sintesi soniche inedite eccetera. E’ una fiera del già udito, ma ne parliamo comunque e volentieri perché è ben chiara la capacità di manipolare la materia, con una padronanza che consente di modulare le influenze per farne puro strumento estetico: ad esempio quando in I Wanna Be Adored declinano deliri Can e post-apocalisse Brian Eno in un eterno presente sintetico, o quando imbalsamano i Visage in un bozzolo horror movie nella febbrile Paradise, o quando posterizzano certe microcalligrafie Autechre nelle ultime composizioni (di cui ignoriamo il titolo, ma fa nulla). Parossistici e impetuosi, adorabilmente teatrali e sotto sotto autoironici, questi due pazzi non ce la faranno mai. Ma se ce la faranno, c’è da aspettarsi un bel botto. (7.0/10)
(gennaio 2006)

 

 

 

 

 

 

 

 

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